Domenico Trezzini : un genio poco conosciuto ?

Non sono uno storico e ancor meno ho studiato archivi. Ma, a parte l'omonimia, si ritrova il nome di Domenico Trezzini in quello che considero l'albero genealogico della famiglia il più elaborato.
Domenico Trezzini è un personaggio abbastanza incredibile, che ha fortemente contribuito a costruire una città dal nulla e di cui non è rimasto un solo ritratto (conosciuto).

Siccome non posso presentare informazioni originali sulle opere di Domenico Trezzini, il testo che segue l'ho tratto dall'eccellente catalogo (Domenico Trezzini e la costruzione di San Pietroburgo, ed. Octavo, ISBN 88-8030-042-3) che il Museo cantonale d'Arte di Lugano aveva preparato in occasione dell'esposizione "il Ticino e San Pietroburgo". Spero che l'editore e gli autori mi perdonino, ma trovo che i loro riassunti testi devono trovare un eco largo.

Riassunti in inglese

Testo abbreviato tratto da un lavoro di Konstantin Malinowskij
testo riprodotto (senza permesso) dal catalogo "D. Trezzini e la costrutzione di San Pietroburgo", ed. Octavo, 1994

Il nome dell'architetto Domenico Trezzini è inseparabilmente legato all’edificazione di Pietroburgo cui egli ha dedicato trent’anni della sua vita e del suo lavoro. Sulle sponde della Neva numerosi sono gli edifici nati sotto la sua direzione e secondo i suoi progetti; ma la fortezza dei Santi Pietro e Paolo basterebbe da sola per giustificare l’iscrizione irreversibile del suo nome nella storia dell'architettura russa.

Domenico Giovanni Trezzini nacque nel 1670 circa ad Astano nel Cantone Ticino nella famiglia di Gioacchino Trezzini. La data esatta della sua nascita rimane tuttora ignota, in quanto mancano i libri delle nascite della chiesa di Astano del periodo in questione. Secondo le indicazioni di G. Ehret, Antonio De Faria, sposato a una De Marchi di Astano, avrebbe prelevato una serie di documenti durante un soggiorno nel Malcantone portandoli a Livorno, dove era in carica quale console portoghese, allo scopo di studiare la storia della famiglia De Marchi. Dorante la prima guerra mondiale, tuttavia, A. De Faria perse la vita e i documenti andarono persi. Alcune pubblicazioni di autori svizzeri contengono notizie preziose su Domenico Trezzini, relative al periodo precedente il suo arrivo in Russia, ma senza alcun accenno alle fonti bibliografiche. Risulta perciò impossibile verificare tali dati, nonché progredire nelle ricerche. Nel suo libro Artisti svizzeri in Roma nei secoli XV, XVI e XVII, con il promettente sottotitolo ?Ricerche e studi negli archivi Romani?, A. Bertolotti riporta quanto segue: ?Trezzini Domenico d’Astano, ingegnere distinto alle corti di Danimarca e di Russia?. Tenendo conto che il Trezzini quando era a Roma non poteva avere alcuna idea sul proprio futuro a Copenhagen e Pietroburgo, risulta chiaro che solo il nome deriva dai documenti d’archivio mentre la connotazione è un’aggiunta personale dell’autore.

Possiamo comunque supporre che Trezzini abbia conseguito la sua formazione edile in Italia, in particolare a Roma, probabilmente nella seconda metà degli anni Ottanta del XVII secolo.

Una successiva notizia documentaria relativa a Domenico Trezzini é datata 1698:

"1698/30=1. -Matrimonio <Inter Dominicum filium Joachimi Trezzini et Joliannam filia Dominici de Vetijs ambos a Astano... obtenuta etiam ab Ill.mo et Rev.mo DD. Francisco Bonesana Episcopo Comenesi attestatione status libertatis sopradicti Dominici de Trezinis propter absentiam a patria data Comi die XI Januarij praesentis anni". / Impedimento per 4 grado consanguineita /"

Da tale iscrizione nel registro parrocchiale di Astano, citata da A. De Faria, possiamo ricavare innanzitutto che Domenico Trezzini era intenzionato a sposare Giovanna de Vetijs di Astano e in secondo luogo che egli in quel momento, ovvero fra la fine del 1697 e l'inizio del 1698, non si trovava ad Astano bensì all'estero (“ahsentiam a patria”). Difficilmente poteva trattarsi di Copenhagen, in quanto Trezzinì stesso affermò nel 1703 di avervi trascorso i quattro anni precedenti, ossia a partire dal 1699. Da questo primo matrimonio del Trezzini nacquero ad Astano due figlie: Felicita Tomasina il 18.9.1698 e Maria Lucia Tomasina il 27.10. 1700.

Ma in quel periodo Domenico Trezzini era già attivo nel lontano Nord Europa. Egli era entrato a far parte della squadra di architetti svizzeri costituita dall'architetto mi1itare Domenico Pelli, originario di Aranno (Cantone Ticino), nell'ambito della sua soprintendenza ai lavori di ricostruzione della Borsa di Copenhagen. Il Pelli era entrato nel 1691 al servizio del re danese Cristiano V e grazie al successo conseguito nella sua attività fu nominato architetto di corte quando il re successivo, Federico IV, salì al trono.

Il 1 aprile 1703 l'inviato russo alla corte danese Andrej Ismailov sottoscrisse il seguente contratto con Domenico Trezzini:

“Nel nome di Dio a Copenhagen, il primo giorno di aprile dell'anno 1703. L'inviato straordinario alla corte di Sua Maestà il Re danese ha stipulato in nome e secondo le indicazioni di Sua Maestà lo Zar, Granduca di Mosca mio Signore, il seguente contratto. Io prometto al Signor Tresin, soprintendente architettonico, italiano di nascita, che è stato qui al servizio di Sua Maestà danese e parte ora per Mosca,. di poter servire Sua Maestà lo Zar, mio Signore, nell'edilizia militare e civile. Per le sue arti, la sua assoluta maestria, gli prometto, in nome di Sua Maestà lo Zar, un compenso di venti ducati al mese che gli sarà pagato durante tutto l'anno a decorrere dal 1 aprile 1703 e che gli sarà interamente versato ogni mese con il denaro debito e corrente, secondo il medesimo cambio vigente all'estero, ossia secondo il costo di sei talleri di Lubecca per ogni ducato, e ogni ducato ha lo stesso prezzo anche in terra danese. Prometto inoltre al sopraccitato Trezzini un aumento salariale, dopo che avrà dimostrato la sua arte e le sue doti nel lavoro. Gli è inoltre concesso senza detrazioni dal suo compenso, dì costruire edifici per altri committenti e di aiutare costoro con i suoi consigli e la sua soprintendenza. Prometto pure al citato Trezini che allorquando non desiderasse restare in servizio o allorquando il clima dovesse rivelarsi nocivo per la sua salute, egli sarà libero di partire ovunque voglia, e che riceverà il congedo e il passaporto senza ritardo alcuno e senza alcun trattenimento, e che per facilitare il trasferimento da un luogo all'altro gli verrà affidato un documento dì attestazione, affinché, il suo rientro in patria possa essere libero e rapido. Il sopraccitato riceve inoltre sessanta talleri di Giovanni secondo il cambio danese, per il viaggio a Mosca e tale denaro non deve essergli fatturato. E quando deciderà di non rimanere più in servizio, dovrà essergli data la medesima somma per il viaggio di rientro da Mosca ed egli potrà portare con se ciò che ha già guadagnato o ciò che gli spetta, e se dovesse temporaneamente ammalarsi dovrà ricevere il medesimo stipendio. Se il sopraccitato verrà inviato in altro luogo, sempre in qualità di servitore di Sua Maestà lo Zar, dovrà ricevere oltre alla sua retribuzione anche il denaro per il viaggio, ciò che dichiariamo, e con lo stesso ano di garanzia abbiamo sottoscritto di proprio pugno e confermato con il nostro sigillo.”

All'epoca l'itinerario via mare da Copenliagen in Russia era lungo e pericoloso: implicava la circumnavigazione della Scandinavia e del capo Nord per giungere al porto di Arkangelsk. Il 27 luglio dello stesso anno 1703 Domenico Trezzini toccò il suolo russo e proseguì il viaggio verso Mosca via fiume e via terra. Il 22 agosto giunse all'Ufficio dell’Ambasciata (come si chiamava ai tempi il Ministero degli esteri) dove fu stipulato il suo contratto di lavoro. Interrogato sulla sua formazione, Trezzini indicò di aver appreso “il suo mestiere di architetto e ingegnere in Italia” di aver successivamente trascorso “quattro anni a Copenhagen” e di aver realizzato “numerosi edifici militari e civili”. Affermò di “non essere alle dipendenze di nessuno e di non avere alcun attestato”. Tali dichiarazioni giustificano l'assenza di notizie relative al Trezzini negli archivi tedeschi e danesi.

Trezzini arrivò a Pietroburgo soltanto alla fine del febbraio 1704. La sua prima opera in Russia fu una fortificazione: nel corso dei mesi di marzo e aprile 1704 diresse i lavori della torre lignea di fortificazione di Kronslot nel golfo finlandese, di fronte all'isola Kotlin.
Dopo il completamento della prima torre di Kronslot Trezzini fu probabilmente inviato, nell'autunno 1704, nella città di Narva, assediata il 9 agosto dalle truppe russe, per erigere la porta maestra nel punto della breccia aperta nelle mura a durante l'espugnazione.
Da Narva il Trezzini tornò alle foci della Neva. Il 30 maggio 1706 fu posata la prima pietre della fortezza di “Sankt Piter Burch” che doveva sostituire quella in terra. Trezzini fu incaricato di costruirla in mattoni e per i prossimi ventisette anni essa fu il suo cantiere principale. La pianta del complesso fortificatorio si presenta a forma di esagono, allungato lungo l'asse ovest/est, formato da bastioni collegali da muri di cortina, aventi uno spessore fino a venti metri e un'altezza di dodici metri. Il sistema dei bastioni applicato nella fortezza dei Santi Pietro e Paolo era stato elaborato alla fine del XVII secolo dall'ingegnere militare francese Sebastien Le Prestre Vaubant e costituiva, allora, 1’ultima novità nell’arte fortificatoria. In generale il Trezzini mantenne il perimetro della fortezza anteriore di terra ed eresse muri e baluardi secondo il suo proprio progetto. La costruzione della fortezza prese avvio nel 1706 con l'edificazione del baluardo di Mensikov.

L’8 giugno 1712 furono gettate le fondamenta della cattedrale in pietra al centro della fortezza, in sostituzione della chiesa lignea dei Santi Pietro e Paolo; nel maggio 1714 fu dato inizio ai lavori secondo il progetto e sotto la direzione di Domenico Trezzini.
La fortificazione dei Santi Pietro e Paolo con la cattedrale omonima costituisce il complesso edilizio più importante eseguito sotto la direzione del Trezzini nella nuova città, ma non è certo stato il suo unico cantiere. A partire dal 1710 l'attività dell'architetto ticinese si avvia, infatti, verso il suo apogeo

L’8 giugno 1712 furono gettate le fondamenta della cattedrale in pietra al centro della fortezza, in sostituzione della chiesa lignea dei Santi Pietro e Paolo; nel maggio 1714 fu dato inizio ai lavori secondo il progetto e sotto la direzione di Domenico Trezzini.

La fortificazione dei Santi Pietro e Paolo con la cattedrale omonima costituisce il complesso edilizio più importante eseguito sotto la direzione del Trezzini nella nuova città, ma non è certo stato il suo unico cantiere. A partire dal 1710 l'attività dell'architetto ticinese si avvia, infatti, verso il suo apogeo.

Nell'agosto 1710 furono infissi i pali di legno per la costruzione del Palazzo d'Estate di Pietro I nel Giardino d'Estate, avviata secondo i disegni del Trezzini nel maggio dell'anno successivo all'inizio della stagione edilizia. Nel giugno del 1711 Domenico Trezzini diede avvio anche al Palazzo d'Inverno dello zar sul lato dell'Ammiragliato. L'edificio sarà ultimato due anni più tardi e verrà utilizzato da Pietro I come Palazzo d'Inverno fino al 1720.
Accanto alla fortezza dei Santi Pietro e Paolo il centro principale delle attività di Domenico Trezzini era concentrato sull’isola di Basilio. Probabilmente iniziò a lavorare giä nel 1706, quando eresse la casa di legno per il principe Aleksandr Mensikov.

L'importanza di Domenico Trezzini per la città di Pietroburgo non si esaurisce nella progettazione delle aree cittadine, del sistema viario e dei maggiori e principali edifici dell'epoca, le cui dimensioni stupiscono ancora lo spettatore odierno. La città non si costituisce soltanto con questi elementi, ma anche e soprattutto tramite le case dei suoi abitanti. Trezzini concepì i primi prototipi russi per alcune tipologie di case d'abitazione a uno e due piani: si tratta di edifici a traliccio in legno o di pietra, progettati secondo il modello europeo. Nell'aprile 1714 Pietro I ordinò agli abitanti di Pietroburgo di servirsi “dei piani dell'architetto Tresin” per edificare le loro case.

Gli esempi citati dimostrano inequivocabilmente come il carico di lavoro che pesava sul Trezzini aumentava di anno in anno. Impossibilitato a realizzare tutto ciò da solo aveva a disposizione un considerevole corpo di aiutanti, formato da lavoranti, apprendisti, disegnatori, capi-cantiere, scrivani e servitori, che lo aiutavano a realizzare progetti e schizzi. Nel contratto stipulato con ogni maestro e architetto straniero era infatti obbligatoriamente previsto che egli istruisse alcuni apprendisti russi alla sua arte. Trezzini non fece eccezione; anzi, di tutti gli architetti russi e stranieri attivi a Pietroburgo era sempre colui che contava il maggior numero di apprendisti. Già nel 1707 gli furono inviati i primi due giovani russi - Ivan Klerov e Nikita Dedin. Tre anni più tardi si aggiunsero altri tre apprendisti Michail Zemcov, Grigorij Nesmejanov e Ivan Protopopov. Di anno in anno il loro numero andava crescendo: nel 1711 arrivò Jakov Wolkov, nel 1712 Wassilij Sajzev. La figura più notevole fu Zemcov, che in realtà era stato mandato dal Trezzini per imparare l'italiano, ma che dimostrò rapidamente le sue doti nell'apprendimento dell'architettura. Nel novembre 1724 Trezzini lo onorò con il rango di architetto. Nell'ottobre 1724 la squadra al servizio di Trezzini comprendeva diciassette apprendisti. Dapprima egli insegnava loro l'aritmetica, la geometria, il disegno d'architettura. In seguito furono loro affidati compiti pratici nella costruzione in pietra, nel rilevamento e nella pianificazione delle isole, così come nella lottizzazione dei terreni per le case d'abitazione sull'isola di Basilio. Gli allievi di Trezzini si esercitavano nella “realizzazione dei piani esecutivi, nel disegnare e rilevare diverse isole e zone limitrofe”, così come nella costruzione della fortezza pietroburghese e ... nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo e nell'edificazione dell'isola di Basilio e in diverse commissioni di Sua Maestà lo zar, facenti parte della loro formazione”. A partire dal 1713 il Trezzini aveva inoltre a disposizione per la redazione dei disegni il prigioniero di guerra svedese Karl Friedrich Koyett e a partire dal 1717 il compatriota di quest'ultimo Gustav Apiarius.

Per lavorare e insegnare Trezzini aveva ricevuto a sua disposizione quattro locali nella fortezza dei Santi Pietro e Paolo e cinque stanze sull'isola di Basilio, in cui venivano scritti rapporti e lettere di servizio, redatta la contabilità delle uscite e delle entrate, disegnati i piani dagli apprendisti, annotata la designazione dei terreni e delle rispettive edificazioni e in cui venivano fatti i plastici ad opera di falegnami, tornitori e intagliatori.

Il lavoro coscienzioso di Domenico Trezzini era assai apprezzato e riconosciuto dai suoi contemporanei. Non solo gli permetteva di ottenere il dovuto rispetto presso la Cancelleria degli affari della fortezza, ma anche degli ottimi compensi per quei tempi. Se inizialmente riceveva, secondo il contratto, duecento rubli, la sua retribuzione fu aumentata nel 1708 a trecento rubli. Nel 1712 fu moltiplicata e fissata a mille rubli. Il 1 gennaio 1726 Caterina I conferì all’”architetto civilis e militaris Andrej Tresin, per il suo lavoro e il suo impegno, il grado di colonnello fortificatorio nel rango di ingegnere supremo” e aumentò il suo compenso a millecinquecento rubli all'anno. A decorrere dal mese di marzo 1727 fu nuovamente incrementato e alzato a millesettecento rubli all'anno. Nel giugno 1730 la nuova zarina Anna Ivanovna assegnò a Domenico Trezzini in eredità permanente la tenuta di Sarezkaja.

Nel corso del suo trentennale soggiorno a Pietroburgo il Trezzini cambiò domicilio più di una volta. La sua prima casa era situata sul versante dell'Ammiragliato, in riva al fiume Mojca. Vi aveva abitato già nel 1712 e probabilmente fino al 1715, quando ottenne il decreto dello zar relativo all'edificazione dell'isola di Basilio. Trezzini traslocò attorno al 1716, poiché sappiamo che Pietro I gli rese visita nel 1718 nell'abitazione situata nella seconda linea dell'isola di Basilio. Si trattava di una casa a un piano con undici assi direzionali, come è rappresentata sul piano assonometrico di Saint-Hilaire. La casa rimase proprietà della famiglia Trezzini fino al 1750.

… Pietro I ordinò di costruire per il Trezzini una casa m pietra, con i fondi della Cancelleria degli affari della fortezza, sulle rive dell'isola di Basilio, secondo la “maniera olandese” e in base al progetto dell'architetto olandese Stefan van Zwieten. I lavori procedevano molto lentamente e alla fine del 1724 risultavano terminate soltanto le fondamenta e le cantine. A partire dal settembre 1725 i lavori furono affidati all'ex-allievo di Trezzini, l'architetto Michail Zemcov. I lavori di muratura furono completati appena nel luglio 1727, dopo di che fu dato avvio alla sistemazione interna. La casa era a due piani, con “cantine”; la facciata misurava ventun metri in lunghezza; verso la corte fu costruita una galleria. Dai documenti non risulta possibile individuare quando la casa sia stata pronta; in ogni caso sappiamo che nel giugno 1733 Domenico Trezzini abitava ancora nella sua vecchia casa nella seconda linea e che dopo la sua morte vi viveva la vedova Maria Carlotta Trezzini.

Domenico Trezzini si sposò tre volte. Dopo che la prima moglie morì probabilmente prima del 1709 ad Astano, egli si risposò a Pietroburgo. Con la seconda moglie, il cui nome rimane tuttora ignoto, ebbe due figli: nel 1710 il figlio Pietro e in segnito la figlia Maria Maddalena. Nel terzo matrimonio ebbe altri cinque figli: Giuseppe (1718), Gioacchino (1718), Giorgio (1721), Matteo (1723) e la figlia Caterina (dopo il 1729). Virgilio Chiesa cita un'ulteriore figlia, Eleonora Maria Barbara. Il figlio Pietro fu mandato dal padre in Italia nel luglio 1725 “per una formazione scientifica”; morì ad Astano nello stesso anno del padre, nel 1734. Giuseppe e Gioacchino frequentarono l'Accademia militare, si laurearono come cadetti nobili nel 1738 e fecero presumibilmente una carriera militare. Il figlio Matteo, che non fu disegnatore come afferma Juri Ovsjannikov, bensì medico, ebbe invece un destino tragico. Egli ereditò la tenuta Sarezkaja e cadde vittima dell'odio degli indigeni verso gli stranieri. Nel luglio 1748 fu accusato dai suoi contadini di aver violentato una ragazza contadina e di aver insudiciato l’icona della Vergine . A partire dall'agosto 1748, data in cui iniziò l'inchiesta, fu tenuto sotto arresto per diciannove mesi nella sua casa, dove morì il 20 febbraio 1750. Dopo la sua morte l'indagine rivelò che la denuncia inoltrata nei suoi confronti era una perfetta menzogna.

Domenico Trezzini morì il 19 febbraio 1734 attorno alle cinque del mattino. Nel registro dei decessi di Santa Caterina fu registrato quanto segue:

    “1734 anno, 19 Februarii Obiit Domimcus Tressini, Luganensis collonelus forteficationum in servitum S. M. Imp. die 19 Februarii hora circa quintam mane, omnibus sacramentis ecclesiae minutus, et die 24 sepultus est in Tamson comitantibus- Milit. plurib. Dominus et Religiosis - F. Michael-Angelus Praef. Apostolicus”

Il Trezzini fu sepolto il 24 febbraio nel cimitero eterodosso, presso la chiesa di Samson sul versante Vyborg.